Memorie alimentari in Lucania

“quann’ s’ facie u’ puorc”

Tesi di Laurea in Antropologia del Patrimonio
di Luisa Filizzola
La tesi si pone l’obbiettivo di ricostruire, attraverso l’intervista ad una contadina della Valle del Noce (Potenza), il lavoro e la tradizione culturale connessi all’uccisione del maiale nell’immediato dopoguerra, periodo caratterizzato da una povertà molto diffusa e dalla difficoltà di reperire generi di prima necessità.

  La ricerca intende inoltre analizzare la complessa simbologia relativa alla figura del suino nella società contadina tradizionale senza trascurare gli aspetti letterari, cinematografici e le sue contraddizioni.

  Infine la tesi prende in esame alcuni prodotti ricavati dalla lavorazione della carne e alcune ricette tradizionali, peculiari in territorio lucano. L’uccisione del maiale è un fenomeno sociale di rilevanza perché rappresenta un momento di unione per tutta la famiglia, una sopravvivenza delle antiche usanze e una divisione del lavoro tra uomini, donne, anziani e giovani.

  L’unione della famiglia causata da questo evento è sintomo che nelle nostre zone è viva una famiglia di tipo tradizionale, dove è ancora possibile la realizzazione di questo evento grazie al contributo di tutti. Quindi l’unione della famiglia e l’uccisione del maiale sono elementi propedeutici, non può esistere la macellazione in casa senza l’unione della famiglia. È impossibile non registrare un calo delle uccisioni di maiali in casa che diminuisce di anno in anno. Tutto questo cambiamento è testimoniato da una pratica sempre più diffusa: l’acquisto di parti del maiale per fare gli insaccati e le specialità tipiche.

  Notiamo in questo fenomeno la volontà di produrre i prodotti della nostra tradizione ma eliminando la parte della crescita e l’uccisione del maiale e non solo per risparmiare lavoro ma anche perché non si dispone più dei mezzi e delle risorse umane di una volta. Quindi si può dedurre che la nostra famiglia custodisce la nostra storia ma è inevitabile un’ influenza dei nuovi modelli di vita che non prevedono certe pratiche ma un meno complicato “acquisto e consumo”.

  Il maiale diviene protagonista indiscusso della letteratura occidentale grazie alla narrazione del noto episodio odisseico della trasformazione dei compagni di Ulisse in suini, ad opera della maga Circe (Omero, Odissea, libro X): “Li faceva entrare. Li mise a sedere sulle sedie e sugli alti seggi. E per loro mescolava formaggio e farina d’orzo e miele verde con vino di Pramno e univa a quel cibo droghe malefiche: voleva che si scordassero completamente della patria”.

  È interessante notare come il maiale, soprattutto nella produzione letteraria più recente nel mondo della narrazione fiabesca, diventi inequivocabilmente metafora dell’uomo stesso: la nota favola dei Tre Porcellini è un testo dal contenuto sapienziale, che affronta il tema della crescita: i tre porcellini simboleggiano i diversi stadi attraverso cui si snoda l’esperienza di crescita dei fanciulli i quali, sperimentando inevitabilmente le difficoltà e gli inganni che la vita propone e passando attraverso errori e ripensamenti, imparano ad ogni stadio qualcosa di nuovo, un modo più consapevole di affrontare la vita.

  Potremmo considerare il maiale patrimonio grande dell’umanità. Lo è sicuramente, non solo per ciò che di gastronomico può offrire, ma anche perché, oltre all’immagine di voracità, ingordigia, lussuria e benessere che rappresenta, trova motivo di esaltazione anche nella simbologia popolare. Il “nostro” è certamente un animale contraddittorio, amato ed odiato al tempo stesso per il suo “stile di vita”. Da una parte esso rappresenta la fertilità, la ricchezza (la scrofa, nell’antichità, era associata alla Grande Madre), dall’altro è simbolo di voracità, ingordigia e lussuria.

  Con il cristianesimo del maiale è prevalso l’aspetto simbolico più ombroso: esso viene a rappresentare la lussuria, l’ingordigia e la sensualità. In poche parole, Satana stesso! Il maiale trova parecchi consensi anche nei film. Lo troviamo citato ne: “I tre porcellini”, “Babe maialino coraggioso”, “Babe torna in città”, “Porci con le ali”. Sono queste le fasi che intendo sviluppare, iniziando dalle parole della protagonista della mia ricerca, una “contadina della Valle del Noce”, Domenica Novellino, classe 1942. Raccogliere l’intervista è stata anche una preziosa occasione per recuperare la storia di mia nonna tra tradizioni, cibo e dinamiche familiari.

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