Sensazioni aromatiche delle erbe spontanee

Le erbe spontanee rappresentano un grande patrimonio naturale italiano, con una importante valenza storica e culturale. Durante il periodo preistorico l’uomo ha imparato a raccogliere e ad utilizzare per vari scopi la vegetazione che cresceva libera nei territori; le erbe spontanee sono diventate in primo luogo il nutrimento dei primi uomini che poi ne hanno imparato a conoscere le proprietà officinali e curative. La medicina cosiddetta tradizionale non scioglie mai il suo rapporto diretto con l’antica saggezza e le conoscenze empiriche che hanno consentito per tanti secoli di curarsi con i metodi naturali. Sempre più spesso, recentemente, si invoca un ritorno alla semplicità e alla natura negli stili di vita dell’uomo iper-industrializzato e succube degli stress del terzo millennio. Tale riscoperta parte dal recupero delle conoscenze tradizionali dei territori e degli entroterra rurali, dove la flora spontanea rappresenta un tesoro da rimettere a valore a scopo gastronomico, medicale, economico. Le erbe spontanee si prestano almeno a cinque usi differenti: medicinale, alimentare, tessile, aromatico, di coloritura. Questi usi forniscono delle potenzialità economiche, declinabili soprattutto nell’incremento agro-alimentare, nel settore vivaistico e in quello erboristico. Se vogliamo discutere sulle piante a scopo precipuamente alimentare, registriamo circa trecento trentotto specie diffuse sul territorio nazionale, delle quali cento trentotto soltanto sono effettivamente in uso in cucina. Tra di esse le più conosciute sono: asparagi (Asparagus acutifolius L.), bieta selvatica (Beta vulgaris L.), boraggine (Borago officinalis L.), castagne (Castanea sativa Miller), cicoria (Cichorium intybus L.), nocciole (Corylus avellana L.), rucola (Eruca sativa Miller), fichi (Ficus carica L.), finocchio selvatico (Foeniculum vulgare Mill.), fragola di bosco (Fragaria vesca L.), noci (Junglans regia L.), fichi d’India (Opuntia ficus-indica Miller), origano (Origanum vulgare L.), papavero (Papaver rhoeas L.), lamponi (Rubus idaeus L.), more (Rubus ulmifolius Schott).

Se si prende in esame la Basilicata, e nello specifico il suo polmone più grande che è il Parco Nazionale del Pollino, abbiamo circa millesettecentosettantatre specie vascolari, delle quali quattrocentotrentasette sono piante officinali spontanee. Esse, nei pianori ad alta quota, danno vita a fioriture colorate e bellissime e a profumazioni aromatiche intense ed avvolgenti. In quest’area lussureggiante della Regione troviamo comunemente queste essenze officinali: aneto, assenzio, bardana, belladonna, borragine, camomilla, cardo mariano, carlina, coda cavallina, farfana, genzianella, lavanda, malva, menta, origano, pungitopo, rosa canina, salvia, saponaria, timo, verbasco. Gli aromi di queste erbe si sprigionano in massima misura con l’utilizzo alimentare e le erbe aromatiche completano e caratterizzano con il loro avvolgente profumo ogni tipo di pietanza.

Tra quelle enunciate ricordiamo le caratteristiche aromatiche di alcune piante. L’aneto è speziato ma molto delicato e di esso si usano le foglie fresche e i semi. La menta ha un gusto inconfondibile che stempera spesso quello delle fritture, dà un tocco esotico ad alcuni piatti ed è la sposa perfetta del cioccolato. L’origano ha un aroma dolce e speziato, spesso usato sulla pizza e assolutamente immancabile se si vuole valorizzare un piatto di carne. Della salvia si consumano le caratteristiche foglie vellutate lasciate essiccare, che valorizzano ottimamente formaggi a pasta morbida, funghi e carne. Il timo, fresco o essiccato, ha un aroma fortemente mediterraneo ed accompagna molti piatti dalle composizioni variegate. La camomilla è tra le piante aromatiche più conosciute, per le sue proprietà medicinali (antispastica, antinevralgica, antinfiammatoria, rilassante) ed è utilizzatissima in cosmesi. La carlina è un’altra pianta di cui si usano le radici per farne decotti, ottimi nei casi di raffreddamento. Pianta diffusissima e molto nota anche nei proverbi popolari per le sue proprietà curative miracolose, la malva è anch’essa utilizzata in forma di decotto e di infuso. Ha effetti emollienti, lassativi, diuretici, calmanti, antispasmodici; il decotto di foglie, fiori e radici è indicato per tosse, stitichezza ed obesità ma può essere utile anche per pulire le irritazioni e le piaghe. Contro il mal di testa si utilizzano le foglie fresche e per detergere e tonificare la pelle si usano praticare suffumigi al viso.

Le erbe spontanee, che con il loro aroma arricchiscono i cibi, curano i corpi e regalano benessere possono dunque essere impiegate in vari modi: si possono ottenere i succhi dalla macerazione e spremitura, gli infusi e i decotti con la bollitura, i cataplasmi dalla miscela e pestatura di più piante; dalla macerazione a freddo si ricavano le tinture, dal contatto con fonti di calore diverse si ottengono i suffumigi secchi o umidi. Secondo la tradizione le piante aromatiche erano (e sono) largamente utilizzate anche per ricavarne sciroppi e unguenti curativi.