Percepire la natura fisica del cibo

Nella società contemporanea il rapporto tra l’uomo e il cibo si è notevolmente alterato. La preparazione del cibo, il suo significato e i valori legati al mangiare hanno subito dei cambiamenti sostanziali. L’atto del mangiare è sempre più qualcosa di meccanico, compiuto dall’uomo in maniera automatica e quasi inconsapevole, spesso in luoghi non appropriati.

Questo automatismo legato alla velocità odierna spinge l’uomo a non avere coscienza di ciò che mette in bocca, a non porsi nessuna domanda su cosa sta mangiando e su come sia stato preparato. Si mangia senza degustare. La degustazione, dopo l’assaggio, dovrebbe essere, invece, la prima e irrinunciabile attività legata all’assunzione di cibo. La degustazione consente di riconoscere il cibo con tutte le capacità sensoriali, possedendo nella sua interezza e nella sua fisicità ogni suo aspetto.

La degustazione richiede attenzione e concentrazione che non dovrebbero mai mancare al momento del nutrirsi per migliorare la qualità della vita ed evitare così tanti alimenti che non hanno alcun valore oltre quello puramente estetico. Comprendere - nel significato più profondo del verbo - quello che si mangia è un passo importante per il proprio benessere. Questa consapevolezza, che l’uomo possiede, è soltanto atrofizzata dagli stimoli quotidiani che distraggono nei momenti importanti e li svuotano di significato.

E’ nella battaglia tra la ricerca di spazi e la salvaguardia di contenuti contro i freddi dettami tecnologici che si gioca il rapporto uomo – cibo. Un altro aspetto determinante è la preparazione del cibo. Oggi il cibo di norma non viene più preparato e cucinato ma ci si limita ad assumerlo dopo averlo riscaldato; in uno stato simile a quello prima del fuoco, l’uomo contemporaneo non ha la minima conoscenza di cosa mangia, tantomeno della sua preparazione.

Il momento di cucinare, con la condivisione dei valori della convivialità, non esiste più e ciò comporta un cibo non naturale, artefatto. Un altro fattore importante è la sostituzione, quasi totale, della tavola con altri ambienti. I non – luoghi dove si consumano i pasti (scrivania, divano, postazioni lavorative) segnano la totale disgregazione di una serie di valori che la tavola rappresenta. La condivisione di progetti, l’educazione alimentare familiare, la convivialità, la socialità sono gli aspetti che si condividono quando ci si siede a tavola.

L’uomo ritrova la sua dimensione di essere sociale e di essere umano, che deve nutrirsi conscio di ciò che mangia. L’ ingurgitare davanti alla tv o alla scrivania è portatore di squilibri psicofisici, sociali, relazionali. Degustare il cibo, nella consapevolezza che sia buono e naturale è il diritto – dovere imprescindibile che l’uomo di oggi deve salvaguardare con tutta la sua determinazione.