La storia

La Dieta Mediterranea non ha un’unica definizione ma è largamente accettata quella che si riferisce al modello nutrizionale diffuso nelle zone affacciate su quasi tutto il Mar Mediterraneo dove è praticata la coltivazione dell’ulivo. L’importanza di questa pianta è data non solo dal potere nutritivo dei suoi frutti e dell’olio di oliva, ma anche dal valore culturale che essa ha sempre avuto dall’antichità ai giorni nostri tra le popolazioni mediterranee. Gli ulivi originariamente erano coltivati a Creta e in Siria, successivamente la loro coltivazione fu diffusa dai Fenici e dai Greci, fino a diventare un settore produttivo rilevante nell’economia dei Romani.

Proprio ciò che solitamente veniva mangiato e bevuto nell’Antica Roma rientra fra quelle che ora sono classificate come componenti fondamentali della dieta mediterranea: dall’olio di oliva al vino, dai legumi alla verdura alla frutta ai cereali integrali alle uova, dalla carne al latte i suoi derivati consumati moderatamente. Le abitudini alimentari che costituiscono la dieta mediterranea comunque variano tra tutte le aree geografiche che circondano il Mar Mediterraneo: dalla Basilicata alla Sicilia alle altre regioni dell’Italia Meridionale, dal Libano al Marocco alla Francia, a causa delle notevoli differenze economiche, etniche e religiose tra questi territori.

Il nutrizionista italiano Lorenzo Piroddi nella prima metà del ‘900 ha studiato gli effetti positivi sulla salute di una dieta che ha le stesse caratteristiche di quella mediterranea in quanto basata sul basso consumo di grassi animali a favore di quelli vegetali. La dieta mediterranea però ha acquistato una validità scientifica successivamente grazie a uno studio epidemiologico condotto dal fisiologo statunitense Ancel Keys su campioni di persone provenienti da più Stati di diversi continenti, iniziato più di sessant’anni fa e ancora aggiornato a più di sessant’anni dal suo inizio. I risultati di quest’indagine scientifica, denominata Seven Country Study, hanno rivelato che la malattia delle coronarie era correlata positivamente con il consumo di zucchero, grassi saturi e molti alimenti di origine animale, e negativamente con il consumo di pesce, alcol, olio di oliva e alimenti di origine vegetale. Il consumo di cibi e bevande più salutari era maggiormente diffuso tra le coorti provenienti dal Giappone e dall’Europa Meridionale, in particolare dalle aree mediterranee. Il Seven Country Study è stato dunque il primo dei numerosissimi studi scientifici che hanno dimostrato e continuano a dimostrare gli effetti benefici per la salute umana della dieta mediterranea.

 

La scoperta della Dieta Mediterranea
 

 

Un modello alimentare rivoluzionario

Elisabetta Moro è antropologa, scrittrice ed esperta di mitologia antica e contemporanea, è docente di Antropologia culturale, Tradizioni alimentari del Mediterraneo e Turismo enogastronomico presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, è inoltre vicedirettore del MedEatResearch – Centro di Studi Sociali sulla Dieta Mediterranea. Tra i suoi lavori più noti: “La santa e la sirena. Sul mito di fondazione di Napoli” (2007), L’enigma delle sirene. Due corpi, un nome (2008) e La Dieta Mediterranea. Mito e storia di uno stile di vita (2014). Nel video seguente Elisabetta Moro presenta la Dieta Mediterranea e la sua scoperta.

Video a cura di Annalisa Rascato e Rossella Galletti, MedEatResearch - Centro di Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea