Biodiversità

Che cos’è?
La Terra è popolata da un’incredibile quantità di esseri viventi diversi. Il termine che viene utilizzato per definire questa “folla” di organismi, che abitano ogni angolo del pianeta e che si sono adattati anche agli ambienti più estremi, è biodiversità o diversità biologica.La biodiversità misura la varietà di specie animali e vegetali nella biosfera ed è il risultato di lunghi processi evolutivi.

Gli elementi che costituiscono la biodiversità possono essere ricondotti a tre diversi livelli:

  1. livello genetico
  2. livello di specie
  3. livello di ecosistema

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Biodiversità genetica
La diversità genetica si riferisce alle differenze del patrimonio genetico all’interno di una specie. Le caratteristiche morfologiche, cioè le caratteristiche visibili degli organismi viventi, come ad esempio il colore degli occhi e del pelo nei gatti, sono esempi di varietà a livello di geni all’interno di ogni singola specie.

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Biodiversità di specie
Quando si parla però di biodiversità, ci si riferisce generalmente alla biodiversità di specie, cioè alla diversità delle diverse specie in un determinato ambiente, dove per specie si intende un gruppo di organismi che si possono incrociare tra di loro dando una prole feconda. La biodiversità di specie può essere misurata attraverso il numero di specie in una data area (ricchezza di specie), il numero di individui di ogni specie in un luogo (abbondanza di una specie) e attraverso il rapporto evolutivo tra specie diverse (diversità tassonomica).Ad esempio, un uomo e uno scimpanzé hanno in comune il 98% dei geni, ma come tutti noi ben sappiamo, hanno caratteristiche che li rendono ben distinguibili l’uno dall’altro.Alcune zone del pianeta hanno una ricchezza di specie maggiore di altre: all’equatore, ad esempio, c’è il più alto numero di specie, che decresce andando verso i poli.Nell’oceano si trovano tante specie diverse in prossimità delle coste più che negli abissi.

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Biodiversità di ecosistemi
La varietà di ambienti in una determinata area naturale è l’espressione della biodiversità a livello di ecosistemi, ossia considera le differenze che ci sono, ad esempio, tra una foresta temperata del Sud America e una foresta di mangrovie all’equatore.

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A cosa serve la biodiversità?
Ogni specie ha una funzione particolare all’interno di un ecosistema. Alcune specie possono catturare energia sotto varie forme: ad esempio possono produrre materiale organico, contribuire al sistema nutritivo dell’ecosistema, controllare l’erosione del suolo, proteggere dall’inquinamento atmosferico e regolare il clima. Gli ecosistemi contribuiscono al miglioramento della produzione di risorse, come ad esempio, la fertilità dei suoli, l’impollinazione delle piante e la decomposizione di vegetali e animali.
Forniscono anche veri e propri servizi come: la purificazione dell’aria e dell’acqua, la moderazione del clima e il controllo della pioggia o della siccità e di altri disastri ambientali.

Ovviamente tutte queste importanti funzioni sono fondamentali per la sopravvivenza umana.Più un ecosistema è vario, cioè con maggior biodiversità, più è resistente agli stress ambientali.La perdita anche solo di una specie, spesso, può provocare una diminuzione nella capacità del sistema di mantenersi in caso di degrado.La biodiversità è come un grande serbatoio da cui l’uomo può attingere per ricavare cibo, prodotti farmaceutici e addirittura cosmetici.
Questo aiuta a capire meglio l’importanza della conservazione della biodiversità, soprattutto per quanto riguarda l’agrobiodiversità, cioè la diversità delle produzioni agricole.

Questa rappresenta una quantità innumerevole di piante che servono a nutrire e curare gli esseri umani. La si trova nell’immensa varietà di colture e specie animali con caratteristiche nutrizionali specifiche, in razze di bestiame che si sono adattate ad ambienti ostili, negli insetti impollinatori e nei microrganismi che rigenerano il suolo agricolo.La biodiversità è “l’assicurazione” sulla vita del nostro pianeta e quindi si deve conservare ad ogni costo, perché costituisce un patrimonio universale che può offrire vantaggi immediati all’uomo.

L’importanza economica della biodiversità per l’uomo si può riassumere in questi punti:

  • a biodiversità offre cibo: raccolti, selvicoltura, bestiame e pesce;
  • la biodiversità ha un’importanza fondamentale per la medicina. Tantissime specie di piante sono utilizzate per scopi medicinali sin da antichissimi tempi.Un esempio è il chinino, estratto dell’albero della china (Cinchona calisaya e C. officinalis) che viene impiegato per la lotta contro la malaria. Sembra che su 250.000 specie di piante conosciute, solo 5.000 siano state studiate per le possibili applicazioni mediche;
  • la biodiversità ha un notevole ruolo anche nell’industria per la produzione di fibre tessili, legno per costruzioni e produzione di energia.



    Molti prodotti industriali si ottengono grazie alla biodiversità: lubrificanti, profumi, carta, cere, gomme, tutti derivati da piante; ma anche prodotti di origine animale come lana, seta, cuoio, pelli, ecc.
  • la biodiversità è fonte di ricchezza anche nel settore turistico e delle attività ricreative: la natura selvatica e la presenza di animali, infatti, attira ogni anno migliaia di turisti da tutto il mondo.

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Perché perdiamo la biodiversità?
La causa principale della perdita di biodiversità è da attribuire all’influenza dell’uomo sull’ecosistema terrestre a livello globale. L’uomo, infatti, ha alterato profondamente l’ambiente modificando il territorio, sfruttando le specie direttamente, ad esempio tramite la pesca e la caccia, cambiando i cicli biogeochimici e trasferendo specie da uno luogo all’altro del pianeta.

Le minacce alla biodiversità si possono riassumere in questi principali punti:

  • Alterazione e perdita degli habitat: la trasformazione delle aree naturali determina non solo la perdita delle specie vegetali, ma anche la riduzione delle specie animali ad esse associate.


     
  • Introduzione di specie esotiche e di organismi geneticamente modificati: specie originarie di una data area, introdotte in nuovi ambienti naturali, possono portare a diversi scompensi nell’equilibrio ecologico.
  • Inquinamento: l’attività umana influisce sull’ambiente naturale producendo effetti negativi diretti o indiretti che alterano i flussi energetici, la costituzione chimico-fisica dell’ambiente e l’abbondanza delle specie (vedi anche “Acqua”, “Atmosfera” e “Suolo”).
  • Cambiamenti climatici: ad esempio, il riscaldamento della superficie terrestre incide sulla biodiversità perché mette a rischio tutte le specie adattate al freddo sia per latitudine - specie polari - sia per altitudine - specie montane (vedi il documento “Atmosfera”, paragrafo “I cambiamenti climatici”.
  • Sovrasfruttamento delle risorse: quando l’attività di cattura e di raccolta (caccia, pesca, raccolti) di una risorsa naturale rinnovabile in una data area è eccessivamente intensa, la risorsa stessa rischia di esaurirsi, come, ad esempio, sta accadendo per sardine, aringhe, merluzzo, tonno e per molte altre specie che l’uomo cattura senza lasciare il tempo agli organismi di riprodursi (vedi anche “Cibo sostenibile”, “Pesca”).

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Habitat: un puzzle da ricomporre
Una delle principali minacce per la sopravvivenza delle specie è l’alterazione, la perdita e la frammentazione dei loro habitat.L’uomo, infatti, ha profondamente modificato il territorio a seguito della forte crescita demografica, dello sviluppo industriale, dell’espansione della rete dei trasporti e dell’industrializzazione dell’agricoltura e della pesca.Nell’ultimo secolo le modificazioni del territorio hanno riguardato soprattutto l’aumento di superfici per l’agricoltura e l’allevamento, la crescita delle aree urbane, lo sviluppo delle reti stradali e delle relative infrastrutture, la costruzione di impianti idroelettrici e delle opere idrauliche, lo sfruttamento dei giacimenti del sottosuolo e l’utilizzo per la pesca di imbarcazioni più potenti e reti più efficaci.

A causa di queste modifiche, gli ambienti naturali vengono alterati, distrutti e suddivisi, causando la perdita e la divisione in piccole parti degli habitat.L’importanza della perdita di habitat è sicuramente intuitiva, mentre il concetto di “frammentazione” è un po’ più difficile da comprendere.
Per frammentazione di habitat si intende una divisione del territorio in diverse aree più piccole che possono rimanere in qualche misura connesse tra di loro o essere totalmente isolate.La conseguenza di questo porta alla suddivisione delle popolazioni distribuite in quella data area che risultano, quindi, meno consistenti di quella originaria. Le popolazioni diventano, per questo, più vulnerabili agli stress esterni, alle modificazioni climatiche, al disturbo antropico, ad epidemie e al deterioramento genetico dovuto agli incroci tra individui “imparentati”.

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Specie esotiche e ogm
Spesso viene trascurato un fattore molto importante: l’introduzione di specie alloctone, cioè specie che sono originarie di altre aree geografiche e che, quindi, non si sono adattate, attraverso lunghi processi di selezione naturale, al nuovo ambiente in cui vengono inserite. È stato calcolato che circa il 20% dei casi di estinzione di uccelli e mammiferi è da attribuirsi all’azione diretta di animali introdotti dall’uomo.Il motivo di questa estinzione può essere attribuito a diverse cause: alla competizione per le risorse limitate, alla predazione da parte della “nuova” specie, alla diffusione di nuove malattie e ai danni che le specie introdotte possono causare alla vegetazione naturale, alle coltivazioni e alla zootecnia. Un esempio del problema in Europa è dato dall’introduzione dello scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) di importazione nordamericana, che sta sostituendo lo scoiattolo rosso europeo (Sciurus vulgaris).


Un altro problema che causa la perdita di biodiversità è da attribuire all’introduzione nell’ambiente di organismi geneticamente modificati (OGM), detti anche transgenici.
Un OGM è un organismo nel cui corredo cromosomico è stato inserito, grazie a tecniche di ingegneria genetica, un gene estraneo preso da un organismo di specie diversa. In questo modo si possono dare le caratteristiche desiderate al nuovo organismo: ad esempio alcuni vegetali possono diventare resistenti ad erbicidi o ad insetti nocivi, alcuni animali allevati sono più produttivi o più resistenti alle infezioni.
Sulla potenziale dannosità degli OGM è in corso un acceso dibattito tra chi ritiene che i vantaggi per la medicina e per la società siano maggiori rispetto ai possibili effetti sull’ambiente e chi afferma che si sappia troppo poco per poterli utilizzare e che l’ambiente risentirà dell’inquinamento genetico di specie naturali con numerose conseguenze: la trasmissione involontaria di resistenza agli erbicidi in piante infestanti, l’evoluzione di parassiti più resistenti, l’aumento dell’uso di erbicidi, la scomparsa di specie di insetti e, di conseguenza, la perdita di biodiversità. Esempi di OGM si trovano in due particolari piante: il mais e la soia. Nel mais la resistenza agli insetti nocivi viene raggiunta inserendo il gene Bt del batterio Bacillus thuringiensis.

Questo batterio, che vive nel terreno, produce una proteina che diventa tossica solo nell’intestino dell’insetto e ne determina la morte. La proteina non è tossica per l’uomo o per altri animali, infatti, prima dell’invenzione di queste sofisticate tecniche di ingegneria genetiche, veniva utilizzata come insetticida naturale, in particolare in Canada per proteggere le foreste dall’attacco degli insetti.

Questa tecnologia consente nelle piante di mais di ridurre gli insetti dannosi e la contaminazione da parte di batteri, virus e funghi che possono produrre micotossine cancerogene.Questa stessa tecnica viene applicata alla soia per renderla resistente agli erbicidi, in particolare al glifosato e al glifosinato, erbicidi biodegradabili innocui per l’uomo e gli animali, ma capaci di uccidere tutte le piante. In questo modo si possono sterminare tutte la piante infestanti senza ulteriori trattamenti con prodotti altamente dannosi per l’uomo e l’ambiente.

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