Rifiuti

 

Come nascono i rifiuti?


In natura non esiste il concetto di rifiuto: nei cicli biologici, infatti, ciò che viene scartato da un organismo diventa una risorsa per altri esseri viventi, così che nulla viene sprecato ma tutto si trasforma. Gli organismi morti, le deiezioni animali o i resti vegetali vengono decomposti da particolari organismi, detti decompositori, che trasformano gli scarti degli altri esseri viventi in preziose risorse. Al contrario, le attività gestite dall’uomo sono basate su un modello dove, a fronte di un prelievo di materia ed energia dall’ambiente per produrre beni di consumo, fa seguito una produzione di rifiuti che vengono poi scaricati nell’ambiente stesso. Nel corso della storia l’uomo ha sempre dovuto affrontare il problema di dove collocare i propri rifiuti. Tutto ciò che non poteva essere riciclato o riutilizzato veniva bruciato o interrato fuori dai centri abitanti, dando origine alle prime discariche. I primi uomini ad avere l’idea di smaltire i rifiuti sotterrandoli nella terra sono stati i nostri antenati: vicino ai loro insediamenti preistorici, infatti, gli archeologi hanno trovato intatti i resti dei loro pranzetti (le ossa delle prede che cacciavano) e piccoli utensili e cocci. Nelle società antiche, durante il Medioevo, il Rinascimento, la Rivoluzione francese, fino agli albori della società industriale, ciò che veniva buttato, perché considerato inutile dal ricco, diveniva prezioso per il povero. Prima di diventare rifiuti, gli oggetti “cambiavano proprietario” svariate volte, percorrendo l’intera catena sociale. Inoltre, per la civiltà contadina tutto ciò che era prodotto dalla terra, alla terra doveva ritornare.

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Societa’ dei consumi... e dei rifiuti!
Un grande cambiamento è avvenuto nella seconda parte XIX secolo. Con la Rivoluzione Industriale, infatti, è iniziato lo sfruttamento intensivo delle risorse.L’industria ha cominciato a fabbricare oggetti in serie, più economici di quelli artigianali, e quindi più facilmente accessibili a tutti.In breve tempo l’uomo è passato da una società frugale e semiagricola ad una industriale e consumistica, che ha adottato “l’usa e getta” come proprio stile di vita. Gli oggetti non si riparano più, né vengono riutilizzati, in quanto possono essere facilmente rimpiazzati da altri nuovi.Il risultato è stato una produzione eccessiva di rifiuti, che spesso vengono smaltiti scorrettamente diventando il simbolo in negativo della ricchezza e del benessere.Con l’era industriale è cambiata anche la natura dei rifiuti: sono aumentati i rifiuti in vetro, in metallo e quelli organici e sono comparsi nuovi materiali come la plastica, che, non essendo biodegradabili, rimangono nell’ambiente anche per centinaia di anni.

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Dimmi che cosa contiene la tua spazzatura e ti dirò chi sei
I rifiuti solidi urbani possono essere considerati una sorta di documentazione degli usi e degli stili di vita di chi li ha prodotti.Infatti, le società, gli stili di vita, la famiglia ed il modo di mangiare cambiano nel tempo e, come diretta conseguenza, cambia il contenuto del sacchetto della spazzatura.Se si analizza il sacchetto medio della spazzatura degli italiani, si scopre che buona parte dei rifiuti prodotti, circa il 43% del totale, è costituita da rifiuti organici (in particolare, scarti alimentari e vegetali). L’altra principale componente dei nostri rifiuti è costituita da materiali riciclabili (circa 48%) suddivisibili a seconda della materia prima di cui sono fatti, in carta e cartone (25%), vetro (9%), plastica (8%) e metalli (4%), legno (1%) e tessili (1%). La restante parte è costituito da beni durevoli (2%), residuo (10%) e rifiuti pericolosi (0,05%). Una situazione ben diversa si osservava solo 40 anni fa: l’organico costituiva, infatti, la quasi totalità dei rifiuti prodotti (72%) e gli imballaggi non invadevano i cassonetti come accade oggi!

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La gestione dei rifiuti e la legislazione
Fino agli anni Settanta, i rifiuti solidi urbani (RSU) erano raccolti in modo indifferenziato e smaltiti prevalentemente in discariche non controllate. In alternativa allo smaltimento diretto dei rifiuti nel suolo, si utilizzava il trattamento termico o incenerimento. Solo negli anni ’90 ha cominciato in Italia a diffondersi il concetto di riciclaggio e di recupero dei materiali attraverso la raccolta differenziata. Risale a questo periodo anche l’emanazione di leggi che regolamentassero lo smaltimento dei rifiuti in discarica.In Italia un provvedimento normativo molto importante dal punto di vista dello smaltimento dei rifiuti è stato il Decreto legislativo n. 22 del 1997, più conosciuto come “Decreto Ronchi”, dal nome del Ministro che fimò la legge. L’aspetto più importante di questo decreto è che ha rappresentato una svolta nella legislazione di tutta la normativa riguardante i rifiuti. In sostanza, la filosofia del decreto è basata sulla convinzione che l’inquinamento prodotto dai rifiuti debba essere fronteggiato inanzitutto diminuendo la quantità totale di rifiuti prodotti e non solo attraverso il semplice smaltimento in discarica. Attualmente il Decreto Ronchi è stato superato e abrogato dal Decreto legislativo n. 152 del 2006. Successivamente, il decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 – in vigore dal 25 dicembre 2010 – ha recepito nell’ordinamento italiano la Direttiva Europea 2008/98/CE sui rifiuti.

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Verso una gestione sostenibile dei rifiuti
Secondo quanto prescritto dalla normativa, una gestione corretta e sostenibile dei rifiuti dovrebbe prevedere nell’ordine:

  • la riduzione della produzione dei rifiuti (prevenzione)
  • il riutilizzo dei prodotti (vuoto a rendere)
  • il recupero dei materiali (attraverso il riciclaggio dei materiali)
  • il recupero dell’energia (termovalorizzazione)
  • lo smaltimento finale in discarica

È bene ricordare che qualsiasi trattamento porta solo a una trasformazione del rifiuto e/o a un suo trasferimento da uno stato fisico a un altro ma, in nessun caso, a una sua distruzione (legge di conservazione della massa). Quindi, il comportamento più sostenibile in materia di rifiuti è la riduzione a monte, che consiste nel produrne il meno possibile cercando di utilizzare ogni cosa più volte (come accadeva in passato).

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La raccolta differenziata
Con il Decreto Ronchi, la raccolta differenziata è entrata nelle case italiane e fa ormai parte delle nostre pratiche quotidiane e del piccolo grande contributo che possiamo dare all’ambiente. La raccolta differenziata è il processo di separazione domestico dei rifiuti che ha lo scopo di reindirizzare a monte le varie specie di rifiuti presenti nelle nostre case e quindi ottimizzare la gestione delle stesse. I materiali che vengono raccolti separatamente dagli RSU, e che spesso costituiscono gli imballaggi dei prodotti da noi acquistati, sono: carta, vetro, plastica, alluminio, legno, frazione umida o organico, rifiuti elettronici (RAEE) e rifiuti ingombranti. Secondo l’ultimo rapporto ISPRA, i rifiuti differenziati nel 2014 ammontavano a 13,4 milioni di tonnellate (45,2% dei rifiuti totali prodotti), con la frazione organica preponderante (42,7% sul totale), a seguire la carta (23,5%), vetro (12,8%), legno (5%), plastica (7,4%), metalli (1,9%), RAEE (1,6%), altro (4,5%).

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Il packaging
Escluse rare eccezioni, tutti i prodotti immessi sul mercato vengono confezionati e imballati. L’imballaggio è diventato parte integrante del prodotto e la struttura della nostra società e della nostra economia non fanno che incrementare il suo utilizzo nella distribuzione dei beni. L’introduzione degli imballaggi ha prodotto effetti sociali significativi, soprattutto nel settore alimentare. Infatti, la comparsa dei prodotti alimentari confezionati ha rivoluzionato i regimi alimentari della società industriale, aumentando il tempo di vita dei prodotti, facilitandone il trasporto e la distribuzione e permettendo il moltiplicarsi della varietà dei prodotti in vendita.

A cosa servono gli imballaggi?
L’imballaggio primario ha lo scopo di proteggere e conservare l’integrità del prodotto (ad esempio, scatoletta di acciaio della conserva di pomodoro o bottiglie per bevande), mentre gli imballaggi secondari e terziari hanno la funzione di razionalizzazione degli assemblaggi e di protezione dei prodotti durante il trasporto (ad esempio, le scatole di cartone in cui sono contenute le latte di pomodoro).
La confezione, inoltre, rappresenta la “carta d’identità” del prodotto, che garantisce a chi lo acquista le caratteristiche del contenuto (es data di scadenza, ingredienti). Oggi però sembra che la principale funzione dell’imballaggio sia quella pubblicitaria.In una società industriale, dove è presente la grande distribuzione, è l’imballaggio che assume il ruolo di promozione del prodotto e che induce il consumatore ad acquistare una merce piuttosto che un’altra. Tutto questo ha comportato un aumento del volume degli imballaggi, che crea notevoli problemi di gestione, con forti impatti sull’ambiente.

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Come fanno le imprese a ridurre gli imballaggi?
Con il termine “prevenzione” normalmente ci si riferisce a tutte le strategie che possono essere messe in atto per ridurre gli impatti che possono avere gli imballaggi sull’ambiente. L’obiettivo di riduzione degli imballaggi può essere conseguito:

  • riducendo in peso e in volume la quantità di materiale utilizzato
  • riutilizzando gli imballaggi, anziché buttarli
  • riciclando gli imballaggi che non possono essere riutilizzati, per ottenere materia prima seconda che può essere reimmessa nei cicli di produzione
  • razionalizzando i trasporti per ridurre le emissioni in atmosfera
  • rendendo più efficienti i processi di produzione
  • rendendo ecoefficiente la filiera della raccolta, selezione, recupero e riciclo degli imballaggi
  • razionalizzando la filiera di produzione, trasporto e distribuzione dell’imballaggio rispetto all’uso del materiale.Non sempre la riduzione del materiale risulta la soluzione migliore: se, infatti, una bottiglia di plastica più leggera richiede un imballaggio ulteriore, il vantaggio ottenuto da un lato viene annullato dall’altro.

Inoltre, l’impatto degli imballaggi sull’ambiente può essere ridotto promuovendo lo sviluppo di nuovi imballaggi ecoefficienti (ad esempio gli imballaggi biodegradabili) o migliorando l’efficienza energetica dei processi produttivi, in modo da conseguire un risparmio di energia e di emissioni inquinanti derivanti dalla filiera di produzione dell’imballaggio.

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E noi come possiamo comportarci?
Ognuno di noi può concorrere alla riduzione degli imballaggi.Basta una riflessione: quando portiamo a casa la spesa quante sono le cose che dal sacchetto del supermercato vanno direttamente nella pattumiera?La scatola di cartone del dentifricio, il cartone che tiene insieme le tre lattine di pelati, le vaschette di plastica che contengono frutta e verdura, le pellicole dei formaggi... la lista potrebbe essere lunghissima!Si parla di migliaia di tonnellate di rifiuti inutili che rappresentano un vero e proprio spreco di risorse, oltre a costituire un serio problema per l’ambiente.Le scelte del consumatore, e quindi di ognuno di noi, possono essere fondamentali nell’invertire questa tendenza.

Vuoto a rendere
Ove possibile, si possono preferire gli imballaggi che prevedono il “vuoto a rendere”: in questo modo l’imballaggio può essere riutilizzato più volte e poi riciclato. Un esempio sono le bottiglie di acqua minerale in vetro che vengono consegnate e ritirate direttamente a domicilio.

Prodotti alla spina
Sull’esempio di paesi del Nord Europa e della Germania, approda anche in Italia nella grande distribuzione il progetto di riduzione degli imballaggi. FOTO_9Si stanno diffondendo dei punti vendita dove la birra non è l’unico prodotto che può essere venduto alla spina!

Fonte: Lifegate.it www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/supermercati-senza-imballaggi-italia

In alcuni supermercati (come gli Eco Point CRAI, negozi NaturaSì, i MILLEBOLLE Point, ad esempio) è, infatti, possibile riempire contenitori portati da casa con prodotti venduti sfusi.Si paga solo il prodotto, risparmiando i costi di etichetta e confezione che incidono fino al 40%.Moltissimi prodotti possono essere venduti alla spina, dal latte ai detersivi, dai cereali, alla pasta, basta portare un contenitore da casa.

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I concentrati
Il vantaggio di acquistare detergenti concentrati consiste della riduzione del numero e della dimensione degli imballaggi. Questo consente di risparmiare spazio per il trasporto e di diminuire la produzione dei rifiuti.

Acquistare ortofrutta fresca
Preferire i prodotti ortofrutticoli venduti sfusi riduce la produzione di rifiuti, in quanto viene utilizzato un solo imballaggio, che serve per trasportare il prodotto dal luogo di produzione al punto vendita.E non è finita qui. Molte altre sono le azioni che coinvolgono le nostre scelte personali.

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Naturale, gasata o... di rubinetto?
L’Italia è il maggior consumatore di acqua in bottiglia, con 208 litri pro capite consumati nell’anno 2015.Leggendo questo dato, risulta evidente quale possa essere l’impatto ambientale della filiera delle acque minerali: grande produzione di rifiuti, costituiti dalle bottiglie monouso, consumo di materie prime (come il petrolio per creare la plastica), emissioni di gas serra dovute al trasporto delle bottiglie.

Questo spreco di risorse potrebbe essere evitato semplicemente bevendo l’acqua del rubinetto anziché quella in bottiglia.

Viene riportato un grafico che mostra le tonnellate di imballaggi plastici immessi al consumo e al riciclaggio e che indica la percentuale di imballaggi avviata al recupero o al riciclaggio. In questi quantitativi sono incluse le bottiglie di plastica.

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Lavandini mangia rifiuti
Per ridurre il quantitativo di rifiuti da smaltire in discarica è stato inventato il dissipatore di rifiuti alimentari: montato sotto i lavelli domestici, viene utilizzato per sminuzzare i rifiuti alimentari, in modo tale che possano essere spinti dal flusso dell’acqua nella colonna di scarico del lavandino e successivamente nella rete fognaria.

Utilizzato con regolarità permette di sminuzzare tutti gli avanzi di cibo che, altrimenti, finirebbero nel sacchetto dei rifiuti.L’utilizzo di questo apparecchio, però, è ingannevole, in quanto i rifiuti scompaiono sì dalla nostra pattumiera per ricomparire all’interno dei fanghi degli impianti di depurazione, che il più delle volte sono smaltiti in discarica.Inoltre, l’aumento del carico organico nei liquami da depurare può provocare dei problemi di gestione del processo di depurazione delle acque.

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Dal pattume... al concime: il compostaggio
Un’altra soluzione per ridurre la frazione organica dei rifiuti è il compostaggio.In natura, quando le piante e gli animali muoiono, particolari batteri li trasformano in humus, che arricchisce il terreno di sostanze nutritive e rende possibile lo sviluppo della vita vegetale.Il compostaggio, cioè la produzione di compost, imita questo processo naturale accelerandolo e migliorando la quantità e la qualità delle sostanze nutritive.

Con un materiale di partenza meglio selezionato, costituito, ad esempio, solo dalle potature di giardini e solo dai residui organici domestici, si ottiene un compost di qualità migliore.Il compost a volte viene prodotto semplicemente ammassando i rifiuti e rimescolandoli ogni tanto per garantire la circolazione dell’aria.Oppure i rifiuti vengono prima macinati e quindi sistemati in macchine che automaticamente li mescolano e li arieggiano.Se si possiede un giardino si può produrre un compost anche a casa propria particolarmente selezionato, utilizzando le potature e gli scarti organici della cucina.

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