Diritti umani

Che cosa sono?
Quando si parla di diritti umani ci si riferisce ai diritti e alle libertà fondamentali dell’uomo: ma cosa sono davvero?
Sono i diritti connaturati all’uomo, acquisiti da ogni persona al momento della nascita; non dipendono dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dalla provenienza geografica, dall’età o dal sesso.
Questi diritti spettano a tutti, il diritto alla vita, all’alimentazione e alla libertà ne sono un esempio.
I diritti umani sono definiti dai trattati internazionali e da altri strumenti del diritto: i governi che hanno ratificato questi trattati si sono impegnati nella tutela e nella protezione dei diritti umani nel proprio paese.

Tutti i diritti umani civili, culturali, economici, politici e sociali sono universali, indivisibili, interdipendenti e interrelati, cioè collegati tra loro:

  • il principio di universalità indica che i diritti umani sono gli stessi per ogni uomo, senza differenze per nessuno;
  • il principio di indivisibilità afferma che questi diritti non sono separabili l’uno dall’altro;
  • i principi di interdipendenza e di interrelazione ci dicono, rispettivamente, che i diritti umani sono interconnessi perché ognuno di essi ha un impatto su ogni altro e che un diritto non può essere garantito senza che tutti gli altri vengano rispettati.

Prendiamo, ad esempio, il diritto all’alimentazione: abbiamo tutti diritto ad un’alimentazione adeguata (universalità).
Se non abbiamo accesso al cibo e quindi soffriamo di malnutrizione, possiamo dire che i nostri diritti umani non sono stati rispettati: infatti i diritti umani sono rispettati anche se tutti gli altri lo sono (indivisibilità).
I bambini che soffrono la fame nei paesi del sud del mondo spesso non hanno le energie per dedicarsi al gioco o impegnarsi nello studio, quindi il mancato rispetto del diritto all’alimentazione ha conseguenze anche sul diritto all’istruzione.
Allo stesso tempo senza il rispetto del diritto alla proprietà personale o della libertà di movimento, possono venire meno le condizioni grazie alle quali procurarsi del cibo e quindi il diritto all’alimentazione non viene rispettato (interdipendenza e interrelazione).

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La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
I diritti umani non nascono in un preciso momento storico, ma sono il frutto di una lunga evoluzione di pensiero.
Da Aristotele a Rousseau, sono tanti i pensatori e personaggi storici che se ne sono occupati: il dibattito sui diritti umani ha una lunga storia.
È con la nascita delle Nazioni Unite che avviene il riconoscimento dei diritti umani come diritti universali, in particolare con l’adozione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale le nazioni del mondo, guardando alla loro storia pregressa, si resero conto che nel corso di pochi anni la violenza e la violazione dei diritti dei singoli individui e di popoli interi aveva causato la perdita di milioni di vite umane: la persecuzione e lo sterminio degli ebrei (e di altre minoranze, come gli zingari e gli omosessuali) o i bombardamenti atomici sulle isole giapponesi Hiroshima e Nagasaki, per fare solo alcuni esempi.
Per impedire che le future generazioni fossero afflitte da nuove guerre e nuove persecuzioni, le Nazioni Unite decisero di stilare una dichiarazione che esplicitasse che i diritti umani costituiscono il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.
Fu un evento storico: per la prima volta la comunità internazionale si assumeva la responsabilità della tutela e della promozione di specifici diritti posti alla base della convivenza civile.
Nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo vengono elencati tutti i diritti umani, come il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza della propria persona oltre che i diritti politici, sociali, economici, civili e culturali (diritto alla libertà di opinione e di espressione, diritto al lavoro, diritto ad una remunerazione equa e via dicendo).
La Dichiarazione è suddivisa in due trattati, il primo riguarda i diritti civili e politici, il secondo riguarda i diritti economici, sociali e culturali.

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Il diritto all’alimentazione
Nel mondo ogni anno milioni di persone soffrono di denutrizione. Per tutte queste persone si può parlare di mancata realizzazione del diritto all’alimentazione.
Per il solo fatto di nascere, ogni uomo ha diritto ad un’alimentazione adeguata; ciò non significa che una persona possa pretendere il cibo senza adoperarsi per procurarselo, perché ognuno è chiamato a fare tutto il possibile per realizzare il proprio diritto all’alimentazione.
I governi firmatari del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, dal canto loro, devono garantire tutte le condizioni affinché i singoli individui possano procurarsi del cibo vengano tutelate.

L’articolo 11 del Patto riconosce:

“il diritto di ogni individuo ad un tenore di vita adeguato… con particolare riguardo ad un’alimentazione adeguata” e “il diritto fondamentale di ogni individuo dalla libertà dalla fame”.

Il diritto all’alimentazione viene realizzato “quando ogni uomo, donna e bambino, da solo o in comunità con altri, dispone in qualsiasi momento dell’accesso fisico ed economico ad un’alimentazione adeguata o ai mezzi per procurarsela”.

È adeguata l’alimentazione che, per quantità e qualità, è in grado di soddisfare tutti i bisogni nutritivi per una vita sana ed attiva.

“Il numero complessivo delle persone che soffrono la fame nel mondo è sceso a 795 milioni - 216 milioni in meno rispetto al biennio 1990-92 - vale a dire circa una persona su nove - si legge nell’ultima edizione del rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla fame (Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015 - SOFI).

Nei paesi in via di sviluppo, la prevalenza della denutrizione - che misura la percentuale di persone che non sono in grado di consumare cibo sufficiente per una vita attiva e sana - è scesa al 12,9% della popolazione, un calo dal 23,3% di un quarto di secolo fa, afferma il SOFI 2015, pubblicato oggi dall’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e dal Programma alimentare mondiale (WFP).

La maggioranza - 72 su 129 - dei paesi monitorati dalla FAO hanno raggiunto l’Obiettivo del Millennio di dimezzare la prevalenza della denutrizione entro il 2015, con i paesi in via di sviluppo nel loro complesso che hanno mancato l’obiettivo per un piccolo margine. Inoltre, 29 paesi hanno raggiunto l’obiettivo più ambizioso posto dal Vertice Mondiale sull’Alimentazione del 1996 di dimezzare il numero totale delle persone denutrite entro il 2015.” (Fonte: www.fao.org)

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Diritti umani violati
Il riconoscimento dell’universalità dei diritti umani, però, non ha impedito che ancora oggi siano purtroppo molti i diritti umani violati nel mondo.
Le forme di violazione dei diritti umani sono le più disparate e possono minacciare categorie di persone particolarmente indifese o esposte.
Si pensi alla tortura o alla discriminazione razziale, oppure alla violazione dei diritti dei bambini o delle donne.
Come in molte attività produttive, anche lungo la filiera agroalimentare si verificano spesso abusi e violazioni dei diritti dei lavoratori e più in generale dei diritti dell’uomo: il cibo che mangiamo è talvolta prodotto o lavorato da persone che vedono violati i propri diritti.
Generalmente sono i prodotti che importiamo da lontano che portano con sè storie di sfruttamento e di povertà.

Le macchie di Bitot

Talvolta anche i cibi nostrani nascondono fatti di immigrazione clandestina e lavoro in nero, come quella raccontata da Fabrizio Gatti nella famosa inchiesta sui raccoglitori stagionali di pomodori in Puglia.
Scegliere consapevolmente un prodotto al supermercato significa anche ricordarsi che quel prodotto è il frutto del sudore di molte persone che lavorano troppo spesso in condizioni disumane.

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