Pesce di allevamento


  La rivoluzione blu: tipologie e tecniche di acquacoltura
La “rivoluzione blu”, come viene chiamata l’acquacoltura, cioè l’allevamento in acqua di mare o in acqua dolce di pesci, crostacei e molluschi, nasce negli anni ‘70 come soluzione al rapido e imponente sfruttamento degli stock ittici dei mari e alla parallela e inarrestabile crescita della domanda di pesce.



Delle 27 mila specie ittiche conosciute in natura, 220 vengono anche allevate in diverse parti del mondo ma di queste solo 4 vengono allevate in grandi quantità: il salmone e il gambero (acqua di mare), la carpa e la tilapia (acqua dolce). Si possono definire tre tipologie di acquacoltura:
  1. quella estensiva, in cui non si hanno apporti alimentari da parte dell’uomo ed il cibo è tratto esclusivamente dall’ambiente;
  2. quella semi-intensiva, dove l’allevamento prevede l’integrazione del cibo disponibile in natura con alimenti di origine artificiale;
  3. l’acquacoltura intensiva con alimentazione interamente artificiale. Quest’ultima è quella adottata dalla quasi totalità delle aziende del settore sorte negli ultimi anni.
Il processo produttivo può avvenire in mare aperto, grazie a gabbie galleggianti di forma circolare (off-shore), oppure in vasche a terra (in-shore).





Il sistema off-shore si differenzia dagli altri in maniera sostanziale perché è praticato in mare aperto e non coinvolge direttamente la fascia costiera. Si tratta di moduli ancorati sul fondale, formati da una struttura galleggiante alla quale è collegata una rete che costituisce la gabbia. Oltre a necessitare di minori quantità di energia e di inferiori investimenti iniziali, questa soluzione è sicuramente quella che genera anche minori problemi d’inquinamento. Le tecniche di allevamento intensivo regolano le fasi del ciclo biologico della specie e inducono in modo controllato la riproduzione dei genitori nel momento desiderato. Si può suddividere l’allevamento in tre distinte fasi: 1)la riproduzione; 2) lo stadio larvale; 3) l’allevamento. 1) Nella fase della riproduzione, tenendo sotto controllo precisi fattori ambientali come la temperatura dell’acqua e l’alimentazione, si induce la maturazione dei gameti e la loro emissione (ossia la liberazione in acqua). In alcuni casi vengono anche praticate delle iniezioni di ormoni naturali. 2) Lo stadio larvale è una fase delicatissima e necessita di alta specializzazione ed attenzioni costanti. Oltre ai parametri relativi alla luce e alla temperatura, è di grande importanza la scelta del tipo di alimentazione (per lo più plancton) e del momento nel quale iniziare a somministrarla. 3) La fase di allevamento ha inizio in corrispondenza dello svezzamento, quando dall’alimento naturale si passa a quello artificiale. In genere dalla nascita alla vendita sono necessari tra i 12 ed i 24 mesi.

Gli impatti ambientali dell'allevamento ittico
La FAO prevede che nel 2030 la produzione globale di pesce dovrà aumentare di altri 40 milioni di tonnellate , per soddisfare l’eccezionale aumento della domanda globale di pesce.



Ciò comporterà un raddoppiamento della produzione di pesce da allevamento, con conseguente aumento della contaminazione ambientale, che rappresenta uno dei maggiori problemi delle attività di acquacoltura: acque reflue, deiezioni animali, mangime non consumato e residui di farmaci o disinfettanti eventualmente utilizzati che possono rimanere sia nell’ambiente che nei tessuti dei pesci; inoltre, il mangime, se non adeguatamente controllato, può veicolare contaminanti chimici ambientali, come metalli pesanti, PCB e diossine. L’acquacoltura implica anche uno sfruttamento consistente delle risorse idriche sia per via diretta, come nel caso degli impianti off-shore in cui la popolazione ittica è allevata direttamente in mare, sia per via indiretta, come nel caso degli impianti a terra in cui l’allevamento avviene in vasche artificiali alimentate attraverso sistemi di captazione dell’acqua a mare. Da non dimenticare è il rischio di interazione genetica di animali fuoriusciti dalle gabbie con le popolazioni selvatiche della stessa specie. Una possibile soluzione agli impatti ambientali esercitati dalle attività di allevamento di specie ittiche è l’acquacoltura biologica, che, oltre a tutelare maggiormente l’ambiente marino, offre inoltre al consumatore garanzie sulla qualità organolettica del prodotto, un sapore migliore ad esempio. Il sistema si basa infatti su un rigoroso controllo di tutte le fasi di produzione del pesce, in impianti strutturati in modo da mantenere inalterate le caratteristiche del territorio circostante, mantenendo un alto livello di salute e benessere degli organismi allevati e interferendo il meno possibile sul comportamento naturale degli animali.



Come "rintracciare" un pesce
Un’ulteriore garanzia per il consumatore della salubrità e qualità del prodotto è offerta dal processo di rintracciabilità: a ogni prodotto in uscita è associato un numero di lotto che consente di ottenere in ogni momento tutti i dati relativi alla “storia” del prodotto stesso (dall’origine delle uova e degli avannotti, al tipo di alimentazione e ai trattamenti terapeutici).



I pesci vengono identificati singolarmente mediante sigilli apposti sulle branchie e sulla cassa viene apposta un’etichetta riportante il numero di lotto e tutte le informazioni previste dalla normativa vigente:
  • la denominazione commerciale del prodotto;
  • la denominazione scientifica;
  • il sistema di produzione;
  • l’origine;
  • lo stabilimento di produzione;
  • il bollo CE;
  • la data di pesca;
  • la vasca di pesca.
La rintracciabilità affronta il problema della sicurezza degli alimenti a livello di sistema, promuovendo rapporti più trasparenti tra tutte le aziende che partecipano alla filiera produttiva. Consentendo di conoscere con esattezza sia il luogo di provenienza che il flusso dei prodotti, la rintracciabilità migliora infatti la sicurezza del sistema alimentare, permettendo alle istituzioni competenti di intervenire rapidamente in caso di possibili rischi per la salute dei consumatori. Allo stesso modo, la rintracciabilità tutela i consumatori da possibili rischi di alterazione o cattiva conservazione del prodotto, che potrebbero comportare rischi per la salute. Consente, inoltre, di conoscere la qualità del prodotto acquistato.