Acqua

Ancora Ancora

  Che cos’è l’acqua?
L’acqua è un liquido inodore, insapore e incolore. La molecola di acqua è formata da due atomi di idrogeno legati ad un atomo di ossigeno (H2O). Un cucchiaino di acqua, contiene milioni di queste molecole.L’acqua viene definita il solvente universale perché è in grado di sciogliere un numero di sostanze superiore a quello di qualsiasi altro liquido.Per noi è una bella fortuna: se così non fosse, non potremmo bere una tazza di tè caldo zuccherato perché lo zucchero rimarrebbe sul fondo della tazza.Per questo motivo l’acqua dei fiumi, dei ruscelli, dei laghi, del mare e degli oceani, che a prima vista può sembrare pura, in realtà contiene disciolti numerosissimi elementi e minerali liberati dalle rocce o provenienti dall’atmosfera.Ovunque essa scorra, sulla superficie terrestre, sotto terra o dentro il nostro corpo, l’acqua scioglie e trascina con sé un numero elevatissimo di sostanze. L’acqua svolge così una funzione essenziale: quella di trasportare, anche per lunghi percorsi, le sostanze che incontra durante il suo ciclo.

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  Il ciclo dell’acqua
Negli oceani l’acqua si trova allo stato liquido. Il riscaldamento solare, però, provoca l’evaporazione di una porzione dell’acqua superficiale che, trasformandosi in vapore, entra nell’atmosfera e viene trasportata dai venti.Quando una massa d’aria già ricca di vapore acqueo ne riceve ancora e si satura, o quando incontra un’altra massa d’aria più fredda, si ha il fenomeno della condensazione del vapore acqueo nell’atmosfera, ovvero il vapore si ritrasforma in acqua (o neve e grandine a seconda delle condizioni di temperatura).Così si originano le precipitazioni, grazie alle quali l’acqua, allo stato liquido o solido (pioggia, neve o grandine), raggiunge in parte i continenti e in parte ritorna direttamente agli oceani.L’acqua di precipitazione che cade sulle terre emerse deve ancora percorrere una strada lunga e spesso tortuosa prima di tornare nuovamente agli oceani e chiudere il ciclo.Una certa quantità di acqua penetra nel suolo per infiltrazione e in parte rimane lì, un’altra va ad alimentare le falde freatiche (deflusso profondo), per poi riaffiorare nei fiumi o nelle sorgenti.Parte dell’acqua rimasta nel suolo evapora direttamente nell’atmosfera, altra acqua, invece, viene assorbita dalle radici delle piante e trasportata fino alle foglie per essere poi liberata nuovamente nell’atmosfera mediante la traspirazione. A questi due processi si attribuisce complessivamente il nome di evapotraspirazione.Infine, una certa quantità dell’acqua di precipitazione rimane sulla superficie terrestre dando origine ai laghi e ai fiumi, attraverso i quali torna direttamente ai mari e agli oceani (deflusso superficiale).

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L’idrosfera
Ciò che contraddistingue la Terra dagli altri pianeti è la presenza dei mari e degli oceani.
Le immagini inviate dai satelliti mostrano la Terra come un pianeta “azzurro”, perché ricoperto per due terzi della sua superficie da gigantesche masse d’acqua.

 

 

L’insieme di tutti gli ambienti terrestri dove si trova l’acqua, in fase liquida, solida e gassosa, è definito con il termine idrosfera.La maggior parte dell’acqua si trova negli oceani, nelle acque sotterranee e in forma solida di ghiaccio nelle calotte polari.
L’acqua presente nell’atmosfera, sotto forma di vapore acqueo, costituisce invece solo una minima parte della quantità totale. Ma questa piccola parte è la più importante ai fini del mantenimento del clima e del rifornimento delle falde sotterranee.L’idrosfera è anche conosciuta come la sfera acquea del pianeta Terra. Essa interagisce con le altre sfere (litosfera, atmosfera, biosfera), dalle quali viene influenzata.L’acqua è distribuita sulla superficie terrestre negli oceani, nei laghi e nei fiumi. È presente sotto forma di solido, liquido e gas nell’atmosfera. La biosfera rappresenta l’elemento di intermediazione tra le differenti sfere; essa ha la funzione di favorire la circolazione dell’acqua tra idrosfera, litosfera e atmosfera.

In generale, l’idrosfera può essere divisa in due ambienti differenti: i bacini d’acqua salata (mari e oceani) e quelli di acqua dolce. La principale caratteristica che differenzia i bacini d’acqua salata da quelli d’acqua dolce è il loro elevato contenuto salino (o salinità), in media pari a 35 grammi in un litro.I bacini di acqua dolce (o acque continentali) si suddividono in acque superficiali (fiumi, laghi, lagune, paludi) e in acque sotterranee (falde profonde, falde superficiali e sorgenti).

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La risorsa acqua
L’acqua gioca un ruolo essenziale per la sopravvivenza degli organismi viventi (animali e vegetali) sulla Terra.Dove c’è acqua c’è vita. Anche nelle regioni più aride del nostro Pianeta, persino sotto i deserti, l’acqua è sempre presente, sia pure a profondità che spesso non ne consentono il recupero.Sorgenti, acque correnti, ghiacciai e laghi forniscono, sia ai vegetali sia agli animali, quella quantità d’acqua che è indispensabile per il ciclo vitale. All’uomo interessa in particolare l’acqua potabile, sempre più scarsa in rapporto all’aumento della popolazione mondiale e per effetto dell’inquinamento.Solo lo 0,3% dell’acqua presente sulla Terra può essere catturata direttamente dall’uomo, ma più del 99% resta inutilizzabile. La maggior parte di questo 0,3% è, però, di difficile estrazione perché sotterranea.

L’acqua utilizzata dall’uomo deriva principalmente dai fiumi, che rappresentano soltanto lo 0,0001% del totale di acqua presente sulla Terra.È chiaro, quindi, che l’uomo fa uso di una quantità minima delle riserve d’acqua dolce del nostro pianeta.L’acqua in tutte le sue forme è importante anche perché parte integrante del paesaggio terrestre, infatti concorre in misura preponderante al modellamento della superficie terrestre e determina il clima caratteristico della regione.Nelle acque dolci come in quelle salate, infine, vivono microrganismi che provvedono a decomporre gran parte dei rifiuti prodotti dall’uomo. Anche questo ciclo biologico è di vitale importanza.

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Disponibilità annua pro capite di acqua
Considerata un tempo una risorsa illimitata di cui tutti potevano usufruire, l’acqua pulita diventa oggi un bene raro e prezioso.

Benché molti paesi dispongano di provviste adeguate, lo sfruttamento intensivo dei pozzi e delle sorgenti, l’inquinamento e lo spreco ne ridurranno, in futuro, la disponibilità.Con lo sviluppo economico dell’Asia, dell’Africa e dell’America del Sud, potrebbe inasprirsi la contesa fra industria e agricoltura per lo sfruttamento dell’acqua, facendone aumentare il costo.Inoltre, poiché oltre un terzo della produzione agricola mondiale proviene da terreni irrigati, la guerra dell’acqua potrà far salire anche il prezzo degli alimenti; infine, l’agricoltura moderna richiede una quantità d’acqua superiore ad ogni altra attività antropica, con un consumo totale compreso fra il 60% e l’80%.Se costretti a ridurre i consumi, gli agricoltori dovranno trovare nuove strategie agrarie. Se vogliamo che l’acqua in futuro non manchi, dobbiamo usarla con più attenzione: senza sprecarla e senza sporcarla.

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Il consumo di acqua dolce
La variabilità delle condizioni climatiche e idrogeologiche rende la disponibilità di acqua estremamente diversa da una regione ad un’altra.Si può parlare di carenza idrica quando la quantità disponibile di acqua pro capite scende sotto i 500 metri cubi annui e sotto i 1000 metri cubi annui per i paesi con una debole organizzazione socio economica. 

Nell’ultimo secolo i consumi mondiali di acqua dolce sono aumentati di quasi 10 volte, e circa il 70% dell’acqua consumata sulla Terra è impiegato per uso agricolo.Questa percentuale è in calo a causa dell’aumento del consumo idrico per gli usi industriali (22%) e per usi domestici (8%), soprattutto nelle regioni più sviluppate, mentre nelle regioni meno sviluppate risulta maggiore la percentuale di acqua destinata all’uso agricolo.Più ci spostiamo verso paesi a basso reddito, più la percentuale destinata alle colture aumenta fino a una media dell’82%. I paesi ad alto reddito invece destinano meno acqua all’agricoltura (mediamente il 30%), ma ne utilizzano di più per il settore industriale e domestico, in media 59% e 11%.Se analizziamo il consumo medio pro capite scopriamo che questo varia molto tra i diversi paesi: secondo le Nazioni Unite uno statunitense consuma 575 litri di acqua al giorno, un italiano 385 litri, mentre un indiano e un cinese 135 litri e 85 litri rispettivamente.Una delle spiegazioni a questi consumi così sbilanciati considera che un alto tenore di vita comporta un alto consumo di acqua, mentre non è altrettanto vero il contrario: infatti nelle regioni meno sviluppate l’agricoltura assorbe la maggior parte dell’acqua disponibile, ma per l’insufficienza dei sistemi di irrigazione viene perduto circa il 60%.

Sempre attraverso una distribuzione inadeguata si perde il 36% dell’acqua disponibile per usi industriali e urbani. A questo si aggiungono problemi di siccità, cambiamenti climatici, deforestazione e di inquinamento delle falde acquifere.

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<Acqua e agricoltura
L’uso agricolo dell’acqua è il più importante degli usi umani e coinvolge i due terzi della disponibilità mondiale di acqua dolce. In questo caso l’acqua viene sostanzialmente utilizzata per irrigare i campi.Molto spesso, però, per portare l’acqua dove serve è necessario l’intervento dell’uomo che modifica i corsi naturali dei fiumi e costruisce canali artificiali.I fabbisogni idrici in agricoltura dipendono da numerosi fattori tra i quali vi sono il clima, la natura dei suoli, le pratiche colturali, i metodi di irrigazione, i tipi di coltura, ed altri ancora.Coltivare in climi aridi, ad esempio, oltre ai problemi che derivano dalla necessità di reperire grandi quantità d’acqua e di “intrappolarla” con dighe e invasi artificiali, ha portato l’uomo a scoprire il fenomeno della salinizzazione.

Questo fenomeno naturale consiste nel progressivo aumento di sali minerali nel terreno, fino a renderlo non più adatto alla coltivazione.Questo avviene in presenza di uno scarso drenaggio del terreno e di forte evaporazione delle aree irrigate: ossia, l’acqua che il terreno non è in grado di assorbire subito evapora e lascia nel suolo il suo contenuto minerale.È per questo fenomeno che le coltivazioni delle zone aride o semi aride del pianeta hanno subito negli ultimi decenni un calo di produttività: Soltanto alcune specie coltivate presentano un’elevata tolleranza alla salinità, tra queste, la barbabietola, l’orzo, l’asparago, lo spinacio.Per le principali coltivazioni è necessario circoscrivere questo fenomeno, ossia diminuire l’eccesso di acqua che si infiltra nel suolo e, quindi, irrigare secondo l’effettiva esigenza della coltura, non in eccedenza, poiché soprattutto nelle aree dove manca un drenaggio naturale, si può determinare un innalzamento del livello della falda acquifera che fa risalire l’acqua sotterranea in superficie.

In generale, è importante utilizzare sistemi di coltivazione e di lavorazione che non impoveriscano il suolo di sostanza organica (che migliora la cattura dei sali e aumenta la permeabilità del suolo) ed è utile preferire colture che utilizzano al meglio l’acqua disponibile nel suolo, magari con radici capaci di estrarre l’acqua presente in eccesso negli strati più profondi.Le colture perenni e le foraggere, specialmente l’erba medica, sono utili per questo, anche perché hanno una lunga stagione di crescita e asportano, rispetto alle colture annuali, più acqua da maggiori profondità del suolo.Le foraggere possono anche aumentare il contenuto di sostanza organica e migliorare la struttura del suolo.Anche l’acqua sotterranea delle falde freatiche può andare incontro a salinizzazione, ad esempio a causa degli eccessivi prelievi che l’uomo effettua per soddisfare la crescente richiesta di acqua potabile per usi domestici.

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Usi civili ed industriali
Gli usi civili dell’acqua comprendono quelli per l’alimentazione umana, per la preparazione del cibo, per l’igiene personale e degli ambienti domestici e pubblici.È evidente che, in questo caso, non conta solamente la quantità di acqua a disposizione delle persone, ma anche la qualità dell’acqua.Spesso, infatti, molte comunità, pur avendo a disposizione acqua a sufficienza, non possono utilizzarla perché risulta inquinata.Pensate, ad esempio, che anche in Italia l’acqua distribuita dagli acquedotti di alcune città non è potabile e non può essere bevuta.Il consumo di acqua da parte dell’uomo è relativamente modesto, pari al 13% - 19% del complesso degli usi domestici, ma negli ultimi anni, a livello mondiale, il consumo d’acqua per usi civili è più che raddoppiato in seguito non solo all’incremento demografico, ma anche ad un aumento dei consumi dei singoli individui.È interessante sapere che, secondo una ricerca americana, la presenza di acqua potabile e di buona qualità nelle vicinanze di una abitazione ne aumenta il valore del 20%.L’uomo impiega l’acqua anche nelle sue attività industriali.

 

 

La quantità d’acqua impiegata nell’industria dipende da numerosi fattori, quali il tipo di attività e le tecnologie utilizzate. In generale, è possibile individuare tre differenti tipi di utilizzo dell’acqua: per le necessità produttive (è utilizzata come materia prima nel processo produttivo: ad esempio, l’acqua necessaria a fare la pasta o i succhi di frutta), per il raffreddamento dei macchinari (la funzione è in pratica la stessa di quella che compie l’acqua del radiatore nella nostra automobile) e infine per il lavaggio degli impianti.

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Siccità e desertificazione
Per l’entità dei danni e per il numero di persone coinvolte, la siccità occupa il primo posto tra le catastrofi naturali.Un periodo di siccità è definito dalla diminuzione della frequenza delle precipitazioni in rapporto alla media annuale del luogo preso in considerazione.Un evento di siccità è ritenuto grave quando la produzione agricola media cala del 10%, e catastrofico quando cala di più del 30%. Nel corso degli ultimi decenni si è osservato un incremento nella frequenza e nell’intensità dei periodi di siccità, che ha interessato la quasi totalità delle terre emerse.La tendenza all’inaridimento ha interessato non solo i territori aridi o semiaridi dell’Africa e dell’Asia, che hanno sofferto maggiormente delle varie fasi di siccità succedutesi negli ultimi 30 anni, ma anche i paesi temperati e quelli settentrionali.
Approssimativamente, metà della superficie delle terre emerse rientra nella definizione di zona arida o semiarida.Entrambi questi ecosistemi sono estremamente fragili e vulnerabili.Se esposti a lunghi periodi di siccità, essi vanno incontro ad un processo di desertificazione, cioè di trasformazione in deserto.

Secondo i dati dell’UNCCD (UN Convention to Combat Desertification, Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione) il 25% della superficie terrestre è fortemente degradata o sottoposta a elevati tassi di degrado. Si stima inoltre che i due terzi della terra africana sia già degradata , in parte o totalmente, e che il degrado del suolo colpisca almeno 485 milioni di persone - il 65% di tutta la popolazione africana. Da oggi al 2050, si stima che il 50% dei terreni agricoli in America Latina sarà soggetto a desertificazione.La salvaguardia di queste regioni è pertanto di essenziale importanza.

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Le cause della siccità e della desertificazione
La storia della biosfera è stata segnata, nel corso delle varie epoche geologiche, da fluttuazioni climatiche naturali che hanno variato l’estensione dei deserti.Nel corso degli ultimi decenni si è verificato un aumento nella frequenza e nell’intensità dei periodi di eccezionale siccitàLe cause di un tale aumento sono numerose e complesse: è comunque importante ricordare che la pressione esercitata dall’uomo, mediante la cattiva gestione o l’uso improprio del terreno, è in grado di modificare pesantemente le caratteristiche del suolo, della copertura vegetale e della bassa atmosfera, influenzando in modo irreversibile il delicato equilibrio del sistema idrologico.

 [Il Lago d’Aral, esempio emblema di cattiva gestione dell’acqua, che ha portato al quasi prosciugamento del lago, con ingenti danni all’economia locale.]

Effetti della siccità e della desertificazione
La desertificazione riduce la capacità di un ecosistema di sopravvivere alla variabilità del clima, con drammatiche conseguenze, quali:
  • la perdita di produttività dei suoli
  • il degrado della copertura vegetale, fino alla sua totale scomparsa
  • la dispersione nell’atmosfera di particelle solide (tempeste di sabbia e inquinamento dell’aria) con un impatto negativo sulla salute umana e sulle attività produttive
  • la riduzione della produzione agricola e dell’allevamento: malnutrizione e fame
  • la migrazione delle popolazioni e le guerre

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  Acqua inquinata
L’inquinamento di origine industriale L’inquinamento di origine industriale è legato ai residui di lavorazione.Può avvenire tramite lo scarico di acque utilizzate nei processi produttivi, che contengono elevate quantità di sostanze solide disciolte. Oppure può avvenire a causa del dilavamento delle discariche dei rifiuti solidi da parte dell’acqua piovana. O ancora a causa della rottura accidentale di serbatoi e/o tubazioni convoglianti prodotti molto inquinanti che finiscono direttamente nei fiumi o si disperdono sul terreno o nel sottosuolo fino ad arrivare alle falde acquifere.

Esiste anche un’altra forma di inquinamento industriale dell’acqua, che non riguarda il contenuto ma la temperatura: l’inquinamento termico.Le acque di raffreddamento, infatti, vengono prelevate da mari, laghi e fiumi ad una certa temperatura e, dopo l’utilizzo, sono restituite ad una temperatura più elevata.

L’aumento della temperatura nei corpi idrici recettori causa l’alterazione degli ecosistemi acquatici e la variazione dei processi vitali. Può inoltre portare alla morte della flora batterica, utile nei processi di autodepurazione delle acque, e, nei casi più gravi, a una moria di pesci. Per ridurre gli effetti negativi dovuti allo scarico delle acque di raffreddamento, si può riutilizzare l’acqua calda prodotta per il riscaldamento degli ambienti, o per allevamenti di specie che richiedono elevate temperature.

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L’inquinamento di origine agricola
L’inquinamento agricolo deriva dall’immissione nei corsi d’acqua e nel terreno di fertilizzanti chimici (ricchi di fosfati e nitrati), pesticidi (insetticidi e diserbanti) e liquami delle stalle. Lo scarico di fertilizzanti chimici in fiumi, laghi e mari va ad aumentare il fenomeno dell’eutrofizzazione. Più grave è l’immissione dei pesticidi che, essendo poco biodegradabili, si depositano e si concentrano nei corsi d’acqua distruggendo ogni forma di vita. Una maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli potrebbe ridurre in misura notevole questa forma di inquinamento che è particolarmente pericolosa in quanto può interessare anche le falde acquifere. Per prevenirlo bisogna ridurre l’apporto di nitrati preferendo il letame naturale, ridurre l’impiego di pesticidi introducendo la lotta biologica ed evitare un’eccessiva irrigazione che dilava il suolo e rende necessario l’uso di fertilizzanti.

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Inquinamento di origine domestica>
L’inquinamento idrico di origine domestica è legato agli scarichi fognari delle abitazioni.Molto spesso questi scarichi sono convogliati dalle fognature ai depuratori, ma non in tutti i paesi. Inoltre, anche dove gli scarichi sono raccolti e convogliati, possono verificarsi rotture o inefficienze di pozzi neri, condotte e depuratori che provocano la fuoriuscita di acque inquinate.

Acqua, mare e pesci
L’importanza degli oceani non è dovuta solo alla ricchezza alimentare che essi possono offrire all’uomo tramite l’attività della pesca.Dal punto di vista ecologico, essi forniscono più della metà dei beni e dei servizi necessari al mantenimento dell’equilibrio vitale del pianeta e ospitano una varietà di esseri viventi maggiore di qualsiasi altro sistema terrestre.Inoltre, con il loro volume e la loro densità assorbono, immagazzinano e trasportano grandi quantità di calore, acqua e sostanze nutritive.La pesca copre in media il 25% del consumo annuo mondiale di proteine animali.I giacimenti sottomarini forniscono un quarto del fabbisogno di petrolio e di gas e più della metà del commercio viaggia su nave.Oltre due miliardi di persone vivono entro i 100 chilometri della fascia costiera, in zone a volte densamente urbanizzate; senza contare i turisti che ogni anno affollano le spiagge.Dal benessere degli oceani e dei mari dipende quindi anche il nostro benessere.

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L’inquinamento del mare e degli oceani
L’utilizzo dell’acqua del mare e lo sfruttamento delle sue risorse possono comportare seri danni se non avvengono seguendo modalità che ne garantiscono un uso sostenibile, ovvero senza salvaguardare la convivenza degli ecosistemi marini con le attività dell’uomo.In molti casi, purtroppo fin dall’antichità, il mare è stato erroneamente considerato come un’enorme discarica in cui buttare senza alcuna esitazione rifiuti e sporcizia di vario genere.E ancora adesso è trattato come tale da turisti estivi poco educati, che a bordo di barche a vela o a motore buttano in mare tutti i residui di cucina o di altro tipo.
Oggi, le principali cause di inquinamento dei mari e degli oceani possono essere:

  • le sostanze inquinanti provenienti da attività umane, scaricate nei fiumi e da questi portati al mare (sostanze organiche, degradabili o meno, provenienti dagli scarichiurbani, prodotti organici di origine agricola come i fitofarmaci e i fertilizzanti, inquinanti degli scarichi industriali);
  • il petrolio rilasciato dalle petroliere in seguito a incidenti, o a pratiche non corretteseguite nelle fasi di pulizia dei serbatoi o di scaricamento dell’acqua di zavorra;
  • i prodotti radioattivi: rilasciati durante i test nucleari, ormai sospesi a livello mondiale, enel corso del ciclo di produzione del combustibile atomico;
  • il surriscaldamento delle acque costiere, dovuto alle acque calde provenienti dagliimpianti di raffreddamento delle industrie;
  • lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche (si pesca troppo) che comportal’impoverimento della popolazione dei pesci e in alcuni casi il rischio di estinzione;
  • lo sviluppo urbano incontrollato sulle coste e il turismo di mare, nella sua forma difenomeno di massa incontrollato;
  • la discarica di scorie nucleari e tossiche;
  • la discarica di contenitori di plastica e altri rifiuti solidi non biodegradabili

L’inquinamento da metalli pesanti
I metalli più pericolosi sono il cadmio, il cromo, il piombo e il mercurio che possono arrecare danni alla salute umana anche in concentrazioni molto basse, oltre ad essere altamente tossici e per nulla degradabili.Il loro accumulo avviene negli organismi che occupano i gradini più alti della piramide alimentare: l’inquinamento da mercurio nel mare porta alla concentrazione di questo metallo nei pesci e negli organismi che si cibano dei pesci stessi, incluso l’uomo; è il cosiddetto bioaccumulo.Gli organismi marini che sono al vertice della catena alimentare arrivano ad avere una concentrazione da 3.000 a 27.000 volte maggiore di quella dell’acqua in cui vivono.

Di questi fanno parte soprattutto pesci predatori di grossa taglia come il tonno, il pesce spada, il palombo, ecc.Il mercurio, che deriva da scarichi industriali e che raggiunge il mare, è eterno e continua il suo ciclo passando da un organismo ad un altro attraverso la catena alimentare. Quindi, a scopo cautelativo, è bene che bambini e donne in gravidanza non esagerino nel consumo di tonno in scatola.

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  L'eutrofizzazione dei mari e dei laghi
Nell’ambiente marino è importante la disponibilità di ossigeno, luce e sostanze minerali che permettono lo sviluppo degli organismi. Queste sostanze nutrienti (tra cui azoto e fosforo, elementi presenti anche nei fertilizzanti utilizzati per concimare i campi) si disciolgono nell’acqua e la loro eccessiva abbondanza rende il mare particolarmente ricco di organismi. Si verifica infatti un intenso sviluppo di alghe e piante acquatiche che si accrescono rapidamente, alterando gli equilibri dell’ecosistema.I pesci erbivori che si nutrono di alghe e piante non sono sufficienti per tenere sotto controllo lo sviluppo di queste popolazioni vegetali, che formano una gran quantità di materiale in decomposizione man mano che muoiono.I processi di decomposizione e fermentazione degli organismi morti comportano il consumo di ossigeno, sempre meno disponibile nell’ambiente per gli organismi che ne hanno bisogno per sopravvivere. Ed ecco che il numero degli organismi cala in modo drastico.Questa situazione può verificarsi nell’Adriatico che raccoglie gli scarichi agricoli, industriali e urbani della Pianura Padana attraverso le acque del fiume Po.

Queste acque inquinate sono ricche di nutrienti e nell’estate del 1989 si è verificato un fenomeno di eutrofizzazione delle acque dell’Adriatico che si presentava ricoperto in molte zone da uno strato di sostanza mucillaginosa prodotta da alcune alghe in crescita abnorme. Anche i laghi su cui si affacciano numerose città senza un sistema efficiente di depurazione incorrono in questo problema, a cui si aggiunge la difficoltà di diluizione di un bacino idrico chiuso come il lago.

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